Oltre 150 delegati hanno partecipato alla giornata di confronto, approfondimento e condivisione dedicata al nuovo Regolamento europeo 2025/40 (PPWR), organizzata da Packaging Meeting Srl in collaborazione con Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile. Un appuntamento molto atteso dalla filiera, in un momento cruciale per il settore degli imballaggi: la giornata si è infatti svolta il 30 giugno, a poche settimane dal 12 agosto 2026, la data spartiacque in cui il nuovo Regolamento è diventato applicabile, inaugurando un quadro normativo completamente rinnovato.
A moderare i lavori è stata la nostra Chiara Bezzi, caporedattore della rivista Rassegna Imballaggio e content manager del portale Packagingspace.net.
Il PPWR è percepito come un regolamento “atteso e temuto”: atteso perché introduce finalmente criteri uniformi e condivisi a livello europeo, temuto perché richiede una trasformazione profonda del settore.
La giornata è stata un’occasione per leggere il cambiamento in modo pragmatico. Il nuovo Regolamento cambia la visione stessa del “prodotto imballaggio”, mettendo al centro la sua funzione, la sua circolarità e il suo impatto ambientale. Per questo, il confronto tra imprese, associazioni ed esperti è oggi indispensabile per accompagnare la transizione e trasformare la complessità normativa in strumenti operativi.
Quadro normativo, conformità e comunicazione ambientale
La giornata si è aperta con l’intervento di Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di Europen, che ha illustrato l’assetto generale del Regolamento: struttura, campo di applicazione, obiettivi e implicazioni per gli operatori della filiera.
Tra le sfide collegate ai prerequisiti necessari per raggiungere gli obiettivi del PPWR Scopelliti ha segnalato innanzitutto il fatto che la maggior parte degli Stati membri è lontana dal raggiungere gli obiettivi di riciclaggio degli imballaggi per il 2025. Altre criticità da considerare riguardano la proliferazione di sistemi EPR (Responsabilità estesa del produttore) "gestiti dallo Stato", la frammentazione dei sistemi di etichettatura che non supporta la raccolta differenziata degli imballaggi e la diffusione di misure unilaterali a livello nazionale che sottrae risorse da R&D e limita le economie di scala. Nel suo intervento Scopelliti ha citato uno studio realizzato dall'unità di ricerca CIRCPACK di Veolia per EUROPEN per analizzare le performance dei sistemi EPR per gli imballaggi (household) nei 27 Stati membri dell’UE. Queste le conclusioni finali: le migliori performance di riciclo dipendono soprattutto dalla progettazione del sistema, dalla qualità della governance e dalla trasparenza, più che dal livello complessivo dei contributi versati dai produttori; i sistemi EPR che modulano i contributi in funzione dei materiali di imballaggio tendono ad ottenere risultati migliori rispetto a quelli che applicano una struttura tariffaria uniforme; raccolta dati solida, sistemi di reporting chiari e governance trasparente sono elementi determinanti per migliorare i risultati del riciclo.
L'intervento successivo ha toccato un tema fondamentale per chi opera nel packaging: la conformità degli imballaggi. Daniela Aldrigo, Regulatory Affairs dell’Istituto Italiano Imballaggio, ha approfondito la Dichiarazione di Conformità UE, illustrando come il nuovo PPWR ridisegni il concetto di conformità degli imballaggi, trasformandolo da adempimento tecnico a processo strutturato, fondato sulla Dichiarazione UE di Conformità e sulla documentazione tecnica prevista dall’Allegato VII.
Aldrigo ha evidenziato la differenza tra la normativa MOCA e il PPWR: mentre nel MOCA la responsabilità della conformità è distribuita lungo tutta la filiera, il PPWR identifica un unico fabbricante responsabile, ossia il soggetto che definisce le specifiche progettuali dell’imballaggio. A questo soggetto ricadono obblighi precisi: garantire la conformità alle prescrizioni di sostenibilità, assicurare l’etichettatura ambientale, eseguire la procedura di valutazione della conformità e predisporre la documentazione tecnica completa.
La relatrice ha poi approfondito la struttura della Dichiarazione di Conformità Ambientale, che deve essere redatta per ogni tipologia di imballaggio e aggiornata nel tempo. In caso di imballaggi multicomponente, la dichiarazione riguarda l’intera unità di imballaggio, anche quando i componenti provengono da fornitori diversi.
Un passaggio importante è stato dedicato al ruolo dei fornitori, chiamati a fornire al fabbricante tutte le informazioni necessarie per dimostrare la conformità. L’Istituto Italiano Imballaggio ha proposto un modulo informativo standard per facilitare questo scambio.
Il terzo intervento ha affrontato un tema di grande attualità: il greenwashing. L’Avvocato Paolina Testa, dello studio FTCC - Studio Legale Associato, ha illustrato le nuove regole europee sulla comunicazione ambientale, spiegando come la Direttiva UE 2024/825 - recepita in Italia con il decreto legislativo 30/2026 - stia cambiando profondamente il modo in cui le aziende possono comunicare la sostenibilità. La relatrice ha mostrato come la normativa introduca definizioni più precise e un ampliamento delle pratiche considerate ingannevoli, rendendo molto più stringente l’uso di claim ambientali. Oggi ogni dichiarazione deve poggiare su basi verificabili, piani concreti e sistemi di certificazione trasparenti. L'avv. Testa ha collegato queste regole al nuovo Regolamento Imballaggi, ricordando che anche le asserzioni sugli imballaggi dovranno superare le prescrizioni minime del PPWR e essere supportate da documentazione tecnica solida.
Per saperne di più, leggi l'articolo completo sul numero di settembre 2026 di Rassegna dell'Imballaggio.