Quando in sala si abbassano le luci, il Congresso di Giflex si trasforma in palcoscenico. Va così in scena Il ritorno del Piccolo Principe, evento nell’evento di “Flessibile, un packaging essenziale”, a Roma. Sul palco Chiara Salvucci nel ruolo del Piccolo Principe, Corrado D’Elia in quello del figlio dell’aviatore e Fulvio Innocenti nei panni dell’Organizzatore del Tempo, del Pattugliatore dei Confini e dell’Influencer.
Lo spettacolo, testo originale di Corrado d’Elia - attore, regista, scrittore – è liberamente ispirato all’opera di Antoine de Saint-Exupéry, uno dei racconti più amati del Novecento. Corrado D’Elia firma per Giflex un adattamento teatrale che mette in dialogo il mondo del packaging con alcuni dei temi più urgenti della contemporaneità: la cura del pianeta, il bisogno di relazioni autentiche, l’identità, il valore del tempo e dello stupore. La performance intreccia le apparizioni dei personaggi simbolici dell’opera con gli interventi dei relatori dando vita a un racconto corale che offre al pubblico nuove chiavi di lettura sul presente e sul futuro dell’industria, della comunicazione e della sostenibilità.
L’Organizzatore del Tempo vive in un mondo dove tutto è programmato ed efficiente, ma dove il tempo rischia di non essere più vissuto, bensì consumato. Da questa riflessione prende forma l’intervento del designer Valerio Cometti di V12 Design, che sottolinea come “metodo e creatività, insieme, possano generare una combinazione potente, capace di costruire valore aziendale in modo empatico ed efficace”.
L’Influencer — personaggio che vive di visibilità e consenso istantaneo — lascia spazio al designer Roger Botti (Robilant) che richiama il bisogno di ritrovare senso, autenticità e unicità nella comunicazione. “La maggior parte delle volte le idee sono già lì, ma vanno viste e scoperte. L’imprenditore è un rivelatore di unicità, di cose che gli altri non hanno ancora visto”, afferma Botti. Ma sottolinea una criticità e cioè che molti brand hanno smesso di esprimere una reale identità distintiva, sacrificando il significato della loro unicità alla sola ricerca di visibilità.
Il Pattugliatore dei Confini — figura evocativa di un mondo che continua ad alzare barriere fisiche, culturali ed economiche nel tentativo di difendersi dalla complessità — introduce la riflessione della sinologa Giada Messetti che invita a superare una lettura occidentale e autoreferenziale delle trasformazioni globali: “I confini derivano dall’altro, l’altro è diverso ma non possiamo valutare l’altro e le sue mosse con i nostri canoni e le nostre parole”, osserva Messetti, sottolineando come lo scenario internazionale stia vivendo un cambio di paradigma destinato a svilupparsi lungo modelli economici, politici e culturali differenti chiamati a convivere.
Ad Alberto Palaveri il compito di tradurre la narrazione teatrale in una chiave di lettura per l’intera filiera: il packaging non è più solo contenitore o funzione tecnica, ma strumento di relazione, protezione, informazione e cura. Proprio come il Piccolo Principe si prende cura del suo pianeta con attenzione e disciplina, anche l’industria del packaging è chiamata a progettare soluzioni capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e responsabilità verso persone, prodotti e ambiente.
La performance si conclude con Il Dono Più Grande – La Rosa Nella Scatola, metafora del packaging come gesto di protezione e attenzione: non semplice contenitore ma strumento capace di custodire, valorizzare e accompagnare nel tempo ciò che è fragile e prezioso. Un messaggio che invita a ripensare il packaging come progetto etico, umano e sostenibile, orientato al futuro e al bene comune.
Con Il Ritorno del Piccolo Principe, il presidente uscente, Alberto Palaveri, sceglie il linguaggio del teatro per congedarsi dal proprio incarico istituzionale in Giflex e accompagnare simbolicamente la neoeletta Presidente Neni Rossini alla guida dell’Associazione.
Nota del redattore
Il titolo della sessione del Congresso di Giflex “Packaging is Theatre” è stato liberamente tratto dalla frase di Steve Jobs: “Packaging can be theater, it can create a story.” Con questa intuizione Steve Jobs raccontava la sua visione del packaging come parte integrante dell’esperienza: non un semplice contenitore, ma un gesto capace di creare attesa, emozione e relazione con il prodotto. Un’idea che trasforma l’atto di aprire una scatola in un momento narrativo, quasi teatrale.